Goethe ne parlava come “l’alfa e l’omega di tutte le raccolte dell’antichità” ed era conservata nella stanza decima dell’Herculanense Museum, nella Villa Reale di Portici: in uno spazio magico, al cui centro vi era la celebre statua del Satiro Ebbro proveniente dalla Villa dei Papiri, la Collezione dei Commestibili rientrava, insieme a quella dei tessuti, nel cosiddetto Gabinetto dei Preziosi.

Molteplici le vicissitudini che hanno coinvolto la collezione, dal cuore del Settecento ai giorni nostri: trasferiti nell’odierno Museo Archeologico di Napoli nel primo decennio del XIX secolo, i reperti dei Commestibili hanno conosciuto diverse soluzioni di allestimento, sino alla chiusura, per lavori di restauro (1989) della sala del Plastico di Pompei, ultima sede ad aver ospitato queste particolarissime testimonianze della vita quotidiana nell’antichità.

Nell’ambito del progetto “Alla scoperta dei tesori del MANN” (responsabile scientifico: dott.ssa Luigia Melillo), la mostra “Res Rustica. Archeologia, botanica e cibo nel 79 d.C.”, in programma sino al 18 febbraio 2019: l’esposizione, realizzata in collaborazione con il Dipartimento di Agraria dell’ateneo federiciano, non soltanto sarà un rigoroso ed appassionante racconto di archeobotanica, ma sarà anche un’occasione per assemblare nuovamente la Collezione dei Commestibili, nell’attesa di un restyling complessivo, insieme ai tessuti, nella proposta espositiva permanente del Museo.

Ficus carica L. - Fichi secchi interi carbonizzati - Pompei regio VII insula 4. Bottega

Ficus carica L. – Fichi secchi interi carbonizzati – Pompei regio VII insula 4. Bottega

“Chiudiamo l’Anno del Cibo Italiano voluto da MIBAC e MIPAAFT – spiega il direttore del MANN Paolo Giulierini – con una mostra dedicata alle radici della nostra ricchezza agro-alimentare: 2000 anni di storia della cultura, della terra e della tavola sono testimoniati da resti materiali conservati al MANN, resti che costituiscono un tesoro unico al mondo. L’esposizione rappresenta un’opportunità straordinaria non solo per presentare per la prima volta la Collezione dei Commestibili ma anche, nello spirito del progetto I Tesori del MANN inaugurato con successo dalle armi dei Gladiatori, per raccontare al grande pubblico cosa significa fare ricerca scientifica su questi rari materiali”.

Il percorso della mostra si apre (sala 94, adiacente al Plastico di Pompei) con una grande carta geografica, su cui sono tracciate le rotte seguite, nell’antichità, dalle singole specie, spesso approdate sulle coste italiane dall’Oriente: pesche, olive, agli, melagrane, carrube, fichi, datteri, sono soltanto alcuni dei prodotti che, una volta, animarono la tavola e la quotidianità dei romani.

Questi frutti della terra ci sono presentati, oggi, in un’originale veste: fragile e forte al tempo stesso, capace di sopravvivere allo scorrere del tempo ed arrivare al presente, restituendo reperti carbonizzati e non.

Le indagini scientifiche, coordinate dal prof. Gaetano Di Pasquale e dalla dott.ssa Alessia D’Auria (Dipartimento di Agraria, Università degli Studi di Napoli “Federico II”), hanno consentito di svelare anche un giallo nella Collezione dei Commestibili.

Le datazioni, effettuate presso il Laboratorio CIRCE (Dip.to di Matematica e Fisica dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”), hanno dimostrato che circa 5 chilogrammi d’uva, presumibilmente vinacce (residui della lavorazione dell’uva formati da graspi, bucce, vinaccioli), tra gli oggetti conservati nei depositi, non sono di origine antica, ma risalgono al XVIII secolo e, dunque, al periodo dei primi ritrovamenti nelle città vesuviane: questi reperti provengono da coltivazioni settecentesche, mescolate, volutamente o meno, con il materiale archeobotanico.

Per favorire la divulgazione dei contenuti grazie alle nuove tecnologie della comunicazione, in mostra anche alcuni video (in italiano ed in inglese), che illustrano gli antichi reperti botanici in un costante rapporto con le conoscenze acquisite nel presente (il progetto multimediale è stato elaborato dal prof. Aldo Claudio Zappalà, Art Content di “Alla scoperta dei Tesori del MANN”)

 

Eppure, l’archeobotanica costituisce solo lo stadio iniziale, la via d’accesso, per così dire, alle suggestioni del percorso espositivo di “Res Rustica”: la seconda sezione della mostra (sala 95), infatti, è dedicata all’utilizzo dei commestibili nella vita quotidiana.

Al pubblico, dunque, sono presentati gli attrezzi della cucina, le riserve della dispensa, gli esiti conviviali di una tavola apparecchiata: alcune anfore, una falce, una stadera sono i segni tangibili di un’attività manuale sapiente, accostata, in un magico gioco di assonanze e dissonanze, al cibo rappresentato in alcuni affreschi appartenenti alle collezioni museali.

Ancora, tra gli elementi di curiosità della mostra, figura la riproposizione della bottiglia con l’olio d’oliva di duemila anni fa (presentato da Alberto Angela nella recente conferenza stampa su “Stanotte a Pompei” e studiato, in passato, da altri esperti): accanto al reperto, un pane, una fresella ed un tarallo, appartenenti al mondo antico, per immaginare, forse, una dieta mediterranea ante litteram.

Brevi note storiche Collezione dei Commestibili

La Collezione dei Commestibili e degli avanzi organici è da considerarsi una delle più complete raccolte al mondo di reperti organici di epoca romana. A  partire dalle prime campagne di scavo, Carlo di Borbone raccolse tutti i materiali provenienti da Herculaneum e Pompei nell’Herculenense Museum alla Reggia estiva di Portici, includendo fragilissimi materiali come tessuti, frutti e avanzi di commestibili. La Collezione dei Commestibili, considerata di raro pregio, costituiva un nucleo importante del “Gabinetto de’ preziosi”, posto nella decima stanza del Museo, concepita come settecentesca Wunderkammer, cioè una camera contenente mirabilia, dove il Re aveva adunato ciò che considerava essere il vero tesoro del Museo per il pregio e la rarità degli oggetti: oreficerie (bullae, medaglioni, collane, bracciali); argenterie (tra cui il calathus con l’apoteosi di Omero e lo specchio con la morte di Cleopatra); gemme e cammei; commestibili provenienti da Ercolano e Pompei, tra cui diverse forme di pane; stoffe e alcuni blocchi di colori usati dai pictores.  Con il trasferimento del Museo da Portici (1805-1828) nell’attuale Museo Archeologico di Napoli il “Gabinetto degli oggetti preziosi” fu collocato alla destra della scalinata principale, tra la sezione dei vetri e quella degli oggetti osceni (1817), poi nuovamente spostato dal direttore Pietro Bianchi nel 1841 e successivamente fortemente rivisitato da Giuseppe Fiorelli (1863-1875), il quale ne scorporò il nucleo dei reperti organici. Agli inizi del Novecento i Commestibili completavano l’allestimento della Sala del Gran Plastico di Pompei ed erano posizionati in basse teche a ridosso dei muri della sala, accanto ad affreschi e piccoli bronzi scelti tra l’instrumentum domesticum come tangibile esempio della vita quotidiana pompeiana. Nel 1989, il plastico fu smontato per motivi di restauro, la sala chiusa ed i  Commestibili riportati in deposito. Nel 2009 una parte dei reperti organici e dei tessili fu trasferita nella camera climatizzata del Laboratorio di Scienze Applicate di Pompei per motivi conservativi. Nel marzo 2018, infine, i Commestibili ed i tessili sono stati riportati al MANN ove sono state realizzate camere climatizzate all’interno del Medagliere.

 

Elenco delle specie archeobotaniche in mostra:

Vite (vinaccioli), olivo (olive e noccioli), fico (frutti interi e spaccati), pino domestico (pigne, pinoli), melograno (frutti piccoli e “bucce”), nocciolo (nocciole sgusciate), pesco (noccioli), mandorlo (frutti), carrubo (frutti), cereali (orzo, miglio, farro (cariossidi), legumi (semi di lenticchie, favino), castagno (una castagna), aglio (diversi spicchi), cipolla, scalogno (bulbi), palma da dattero (datteri).